Cara, tu sei proprio sicura di volerti sposare eh?

12 Maggio – Santi Nereo ed Achilleo.

N.d.A. La versione contenuta nella seguente storia è tratta dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze o Varagine. Baronio fa riferimento ad altre versioni della storia per alcuni particolari come il modo in cui Nereo e Achilleo furono martirizzati.  

 

Ringraziamo l’autrice della vignetta Saba Beatrice Lucidi!

 

Nereo e Achilleo erano due eunuchi, sì proprio eunuchi, due a cui insomma … avevano tolto i gioielli di famiglia per intenderci, in modo da poter affidare alla loro protezione una donna giovane senza il rischio di gravidanze indesiderate. Questi furono battezzati da San Pietro, quando costui risiedette a Roma, quindi erano dichiaratamente di fede cristiana. A Nereo e Achilleo fu affidata la nipote dell’imperatore Domiziano, Flavia Domitilla, la quale era stata promessa in sposa al figlio del console, Aureliano, un ragazzo certamente da considerare un pessimo partito, un frustrato con un importante complesso di inferiorità. Domitilla in ogni caso era abbastanza contenta di sposarsi e già immaginava la vita matrimoniale insieme a quel ragazzo. Sarebbe stata un’ottima moglie, un affidabile madre ed era certa che quell’uomo l’avrebbe amata per sempre, sennonché mentre i due eunuchi la vestivano per la celebrazione:

Nereo – “Cara, tu sei proprio sicura di volerti sposare eh?”

Domitilla – “Ma si certo… perché?”

Achilleo – “No perché stavamo valutando la possibilità che tu rimanessi vergine…”

Domitilla – “Ma che siete matti? Ma non ci penso proprio!”

Nereo – “Guarda che la verginità, se la perdi, non si riconquista.”

Achilleo – “e poi parliamoci chiaro: gli uomini sono tutti carini prima di sposarsi, tanto fedeli, tanto innamorati, poi… beh poi come minimo ce le prendi e vanno a letto con le ancelle piuttosto che con la moglie.”

Nereo – “e se poi ti viene un figlio deforme? Dai su, Aureliano non ha decisamente un ottimo patrimonio genetico…”

Domitilla – “Oddio… ma siete sicuri?”

Nereo e Achilleo – “Sicurissimi!”

E così Domitilla decise che forse era meglio evitare, meglio la verginità che una vita infelice, quindi comunicò la sua decisione ad Aureliano e prese il velo da San Clemente.

Aureliano andò su tutte le furie e, ottenuto il permesso da Domiziano, relegò tutti e tre sull’isola di Ponza: “Vediamo un po’ se a stare lì da sola coi tuoi servi cambierai idea!”.

Questo primo tentativo fallì miseramente, in fondo, come sappiamo, Ponza non è male per la villeggiatura.

Così Aureliano passò al contrattacco e si recò sull’isola a parlare con Nereo e Achilleo e gli offrì doni preziosissimi in cambio della possibilità di sposare Domitilla, ma questi si rifiutarono e purtroppo gli costò la vita.  Aureliano cercò di obbligarli a sacrificare agli dei, ma Nereo e Achilleo erano stati battezzati da Pietro e non intendevano cambiare religione, quindi furono decapitati e sepolti presso il sepolcro di Petronilla, figlia di San Pietro.

Aureliano tornò a Roma, reo di due omicidi e profondamente scontento: non aveva ottenuto proprio nulla.

A quel punto decise di tentare un approccio diverso: richiamò Domitilla dall’esilio e inviò a lei le vergini Teodora ed Eufrosina, anche loro promesse spose, affinché la convincessero. Si sa, tra donne ci si capisce meglio.

Domitilla fu inarrestabile e convinse pure loro a non sposarsi e conservare la propria verginità con gli stessi argomenti con cui l’avevano convinta Nereo e Achilleo. E in effetti erano argomentazioni abbastanza valide…

Aureliano passò alle maniere forti: coi due promessi sposi di Teodora ed Eufrosina si recò dalle tre vergini affinché si celebrassero le nozze con la forza, ma Domitilla convertì anche i due giovani. Aureliano era veramente stufo: la portò in camera da letto e ordinò ad alcuni saltimbanchi, arruolati per animare le nozze, di ballare con lui, poi l’avrebbero violentata. Tutti furono presi da questa grande voglia di ballare, tranne Domitilla che li guardava consapevole che sarebbe andato tutto bene. Infatti questa voglia di ballare li prese talmente tanto che dopo due intensi giorni di “cardiofitness” morirono tutti sul colpo. Il cuore non ha retto.

Il fratello di Aureliano, Lussurio, decise di vendicare la morte di suo fratello e fece uccidere tutti coloro che si erano convertiti, quindi diede alle fiamme la camera da letto, dove intanto Domitilla era stata rinchiusa con Teodora ed Eufrosina. Le ragazze morirono insieme in quella stanza, ma i loro corpi non furono corrotti dalle fiamme e seppelliti il giorno dopo da San Cesario.

 

A Roma si conserva la basilica dei Santi Nereo e Achilleo, nell’area delle Terme di Caracalla, in cui si conserva un ciclo di affreschi commissionati proprio dal nostro Cesare Baronio a Niccolò Circignani detto “Il Pomarancio”, che raccontano la vita di Nereo, Achilleo e Domitilla.

I corpi dei tre martiri furono sepolti, secondo la tradizione,  presso le catacombe di Domitilla a Roma, citate nelle fonti anche come “Cimitero di Domitilla, Nereo e Achilleo presso santa Petronilla sulla via Ardeatina.”

 

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