Caesar’s Tales – San Giorgio

23 Aprile, San Giorgio

Di Vittoria Artico

N.d.A. Cesare Baronio si riferisce al San Giorgio martire, tribuno nativo della Cappadocia, arruolatosi nelle milizie di Diocleziano e che, una volta confessatosi cristiano, fu sottoposto a spettacolari supplizi e poi buttato in carcere. Dopo essere morto e resuscitato per ben tre volte a seguito di efferate torture, fu condannato dallo stesso imperatore Diocleziano alla decapitazione. Nonostante ciò, ho preferito trattare della più famosa versione contenuta nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze (o da Varagine).

Senza titolo

“Giorgio ma che dici? Sei impazzito?”

Nella lontana Libia, in una città ben poco conosciuta ai più, di nome Silene regnava un re, che aveva una splendida figlia, un tipo abbastanza polemico, ma, come vedremo, dall’inaspettato coraggio. Silene era famosa per tanti motivi, tra cui la presenza di un enorme stagno nei pressi della città, dove, un nefasto giorno, venne a rintanarsi un drago pestifero e sputafuoco. Gli abitanti, particolarmente spaventati, si recarono a chiedere al drago come poter evitare che questi assediasse la città di Silene ed egli rispose: “Pretendo cibo! Voglio almeno due pecore al giorno! La fame è tanta e non intendo nutrirmi con le erbacce putride di questo acquitrino! O le pecore o la morte!”.

Gli abitanti di Silene, in un primo tempo, si limitarono ad obbedire all’ordine del drago, senonchè presto le pecore cominciarono a scarseggiare. I cittadini si riunirono in assemblea: “E adesso? Come faremo?” – “Diamogli le galline!” – “Diamogli le mucche!” – “Guardate che se cominciamo a dargli ogni capo di bestiame vorrei sapere poi che ci mangiamo noi!?”.
“Silenzio!” tuonò il re, “offriremo una pecora, come ci è stato chiesto, e un giovane tirato a sorte. Non possiamo fare niente di diverso, altrimenti resteremo senza cibo per noi!”. Dopo un primo sollevarsi di proteste concitate, effettivamente tutti compresero, a malincuore, che era l’unica decisione possibile da prendere. Cominciò quindi questo massacro e molte furono le madri che piansero i propri figli per il bene della comunità, finchè un giorno non fu estratta a sorte proprio la figlia del Re: “No vi prego, mia figlia no! Vi darò metà delle mie ricchezze e metà del mio regno, ma non la mia bambina!” esclamò tra i singhiozzi, ma il popolo era furioso: “Molti dei nostri figli sono morti per la tua decisione! Adesso tocca a te!”. La diatriba durò ben 8 giorni, mentre il drago diveniva sempre più affamato, finchè il Re non cedette e la ragazza si avviò piagnucolando e protestando, piena di paura, verso lo stagno.

Per un puro caso, particolarmente fortunato, il cavalier Giorgio, giovane ed impavido, passava perdi là e incontrò la nostra piagnucolante principessa:

– “Principessa, sono il cavalier Giorgio, perdona la domanda, ma perchè piangi?”

– “Lascia perdere, ma che ne sai tu di quello che noi donne dobbiamo affrontare in questa vita!”

– “Se magari mi spieghi, posso provare ad aiutarti”.

– “Impossibile! M’hanno condannata ad essere sacrificata per la fame di un drago che
vive in quel grande stagno là, lo vedi?”

– “Mmmmmmmh… capisco… beh mi sembra eccessivo mandarti a morire solo per il tuo
caratteraccio”.

– “Ah! Sei proprio un cafone! Ma come ti permetti!? Vado a salvare la mia città almeno per oggi, io, non come te che vai a passeggiare tutto bardato, con questo caldo, solo per fare il fico!”

– “Non ti offendere dai, era solo una considerazione, comunque stai tranquilla, ti salverò
io”.

– “Ecco.. giusto così potevo finire io: sacrificata ad un drago ed un cafone mi propone di salvarmi… Santo cielo…”.

In quel momento il drago uscì dallo stagno, più affamato che mai, e il giovane Giorgio, contro ogni previsione della principessina, affrontò la bestia e dopo un lungo combattimento, riuscì a trafiggerla con la propria lancia. Il drago cadde a terra e Giorgio intimò alla principessa:
“Prendi la tua cintura e avvolgigliela intorno al collo!” – “Giorgio ma che dici? Sei impazzito?!”
– “Fallo e piantala di frignare, vigliacca!”. La principessa di fronte a tanta offesa nei propri confronti, tirò fuori tutto il proprio coraggio, piuttosto che dare al cavaliere la possibilità di dire a tutto il regno che era una pavida ragazzina, quindi legò il drago, che mansueto, cominciò a seguirla al guinzaglio.

San Giorgio.jpg
Grazie Agnese Salvatori per la splendida vignetta!

Giorgio, la principessa ed il drago entrarono così in città, di fronte allo stupore di tutti suscitato dalla vista di questa ragazza, scortata da un cavaliere, e con al guinzaglio proprio quel feroce drago che aveva ucciso tanti giovani abitanti di Silene.
Giunto in piazza, Giorgio esclamò: “Non abbiate paura, non morde, se volete potete accarezzarlo! Sappiate che sono io che l’ho sconfitto, anche se la principessa se la stia tirando non poco con la bestia al guinzaglio…”. “Giorgio smettila di mettermi in cattiva luce! Questi saranno i miei sudditi un giorno!” – “Va bene, lasciamo perdere..” sospirò Giorgio alzando gli occhi al cielo, “In ogni caso, sono stato mandato da Dio per sconfiggere questo drago, convertitevi e lo ucciderò per liberarvi dal suo assedio!”. “Lo sapevo che c’era la fregatura…” sbuffò la principessa, ma intanto il popolo, con a capo il re, in acclamazione, decise di accettare l’accordo del cavaliere, e tutti si convertirono, proprio tutti, anche la principessa, storcendo il naso. Giorgio quindi mantenne la promessa e uccise il drago, facendolo portare fuori della città, trascinato da quattro paia di buoi.

A Roma, si conserva il cranio di San Giorgio presso la chiesa del Velabro, che è stata affidata da Belisario, insieme alla porta di San Sebastiano, alla protezione del Santo Cavaliere.

 

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