Ricercato X Intervista – Cristina Sozio

Il Doppio Creativo. L’arte di fare copie d’autore

di Francesca Iozia

Nuovo appuntamento di RomaTreperRoma con “Ricercato X Intervista”, rubrica dedicata ad incontri e dibattiti con artisti, professionisti del settore dei Beni Culturali e amanti di arte, storia, cultura e bellezza.
Oggi vi portiamo a visitare una galleria d’arte che si trova nel rione Regola, nel centro storico di Roma: Il Doppio Creativo.
Al numero 10 di Via dei Banchi Vecchi ci accoglie Cristina Sozio, pittrice e titolare dell’attività fondata negli anni ’90, luogo in cui realizza ed espone i suoi dipinti, organizza corsi di pittura e, in collaborazione con la storica dell’arte Marta Mari e l’arteterapeuta Ludovica La Rocca, dà vita ad interessanti ed originali laboratori didattici.
Conosciamo Cristina più da vicino e scopriamo il suo modo di sentire e vedere l’arte…

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Cristina Sozio – Ricercato x Intervista – RomaTrePerRoma

Rm3xRm: Ciao Cristina, grazie per averci ospitato nel tuo atelier! Parlaci un po’ di te, dicci della tua formazione e di quando è nata l’idea di intraprendere questa carriera.

C: Grazie Francesca per questa intervista. Mi presento: mi chiamo Cristina Sozio e sono pittrice di professione. La passione per l’arte mi accompagna fin dalla nascita. Racconto spesso che durante tutta la mia infanzia avevo sempre due libri sotto il braccio: il libro degli animali e il libro di Caravaggio, entrambi conservati ancora gelosamente!
Sono laureata in Scienze Biologiche e per molti anni ho lavorato come illustratrice scientifica per testate editoriali importanti a livello nazionale, oltre che, appena laureata, per l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Ho sposato così sin da subito due amori e due passioni, ossia le competenze in campo scientifico e l’abilità pittorica e di disegno.
Da grande poi ho fatto la scelta azzardata di abbracciare la pittura a tempo pieno che è ormai il mio lavoro da tanti anni. Sono pittrice di professione, artigiana di professione. Per me il mestiere di pittore è quello di colui che comunque fa il lavoro di bottega, sempre con molta umiltà, sporcandosi le mani.

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Tavolozza di colori

Rm3xRm: Perché il nome “Il Doppio Creativo”, cosa significa?

C: Realizzare una copia significa dare vita ad un doppio, simile ma diverso dall’originale perché filtrato dalla personalità di un altro pittore e una mano diversa.

Rm3xRm: Quindi la tua principale attività è rivolta alla realizzazione di copie d’autore? Chiariamo prima di tutto una questione lessicale che genera spesso confusione: ci spieghi la differenza tra copia, replica e falso in arte?

C: La copia d’autore è una riproduzione contemporanea realizzata rigorosamente a mano, senza intervento alcuno di strumento tecnologico-industriale. Viene realizzata da un pittore professionista nel rispetto della tecnica e dello stile pittorico dell’autore originario. Questa è la copia diciamo a livello superiore.

La replica è una ripetizione del maestro o dell’autore stesso che ripete un suo modello già creato. Lo fa a fini commerciali o per migliorare il modello e darne una variante.

Infine il falso è una copia di un’opera d’arte spacciata e venduta come autografa e questo è reato penale perché c’è il dolo.

Rm3xRM: Sfatiamo allora una volta per tutte l’aura negativa, quasi dispregiativa, che circonda il termine “copia” e sfatiamo anche l’idea che il pittore di copie poi faccia solo quello perché non è capace di fare una sua opera (vedo che il tuo studio è pieno di tue opere originali infatti!). Come vivi tu la produzione di copie e che valore gli dai?

C: La copia è sempre un’interpretazione. Viene fatta a mano da un’altra anima, da un’altra personalità, con altre emozioni e in un momento storico diverso. Quando affronto la copia di un autore ci metto del mio, mi calo nel personaggio, lo traduco in base soprattutto ad una sensibilità diversa. È la stessa cosa che avviene quando un musicista affronta una cover di un compositore del passato. Se interpreto un’opera del Seicento devo comunque tener presente che ora siamo nel terzo millennio. Avviene sempre una sovrapposizione, una comunicazione di due anime, ed è questo che rende bella la reinterpretazione perché significa far rinascere qualcosa del passato arricchendolo dell’esperienza dell’umanità intera che si è poi sviluppata nel corso dell’intervallo che ci separa dall’autore originario.
D’altronde non possiamo far altro che imparare dal passato e farlo nostro, perché il passato è tutto. Quindi sempre un ringraziamento a Modigliani, a Chagall, a tutti coloro che ci hanno permesso e mi permettono di imparare!
Comunque anche psicologicamente è un grosso confronto quando ti poni davanti ad un’opera di un autore che è stato universalmente riconosciuto come portatore di valori, di novità.
La copia poi, tecnicamente parlando, ha un valore didattico enorme! Si impara l’uso del colore, gli stili pittorici, le tecniche, le tele, le imprimiture, l’uso dei pennelli, lo studio dei colori antichi, si impara tutto, e quando poi vai ad elaborare la tua opera personale hai una ricchezza unica che non puoi conquistare in nessun altro modo, assolutamente.

Rm3xRm: Un po’ come si faceva nelle botteghe artistiche rinascimentali dove i giovani apprendisti per imparare l’arte si dedicavano alla preparazione dei colori e dei supporti per la pittura, ma soprattutto si esercitavano nel disegno, principalmente copiando dalle opere dei maestri e dai libri di modelli. Solo una volta imparata la tecnica l’apprendista veniva destinato a compiti via via più complessi, fino alla realizzazione di intere parti di un’opera.

C: Esattamente! Tutti copiavano e copiano! È il solo modo che abbiamo per imparare. Sai da chi copiava Modigliani? Guarda qui!

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Confronto tra il Ritratto di Jeanne Hébuterne di Amedeo Modigliani (copia di Cristina Sozio) e la Nascita di Venere di Sandro Botticelli

Rm3xRm: Incredibile! Guarda la spalla calata, l’intenzione della testa…è evidente che la conoscesse bene quest’opera!

Per di più la storia delle copie è fondamentale per la storia dell’arte perché permette di ripercorrere le mode e il gusto del mercato dell’arte nei secoli passati. Ha quindi anche un grande valore documentario.

C: Assolutamente si. Ieri come oggi il mercato delle copie rappresenta l’espressione del gusto collezionistico. Si copia ciò che è più richiesto.

Rm3xRm: Dal punto di vista legislativo com’è disciplinato il commercio delle copie d’autore?

C: La copia va sempre dichiarata ossia accompagnata da una certificazione di non autenticità. Per legge sul retro del dipinto va apposta con materiale indelebile la firma dell’autore (cioè del copista), la provenienza, l’anno, ecc. e le misure della copia vanno sempre scostate di qualche centimetro da quelle dell’originale per evitare sovrapposizioni.
Lo Stato italiano, fortunatamente, in questo è molto rigoroso e attento perché non ci scordiamo che metà del patrimonio mondiale dell’arte è in Italia. Soprattutto nelle esportazioni all’estero i controlli sono rigidissimi. Per due volte l’ufficio esportazioni della Soprintendenza non mi ha fatto partire delle copie di Modigliani sottoponendole alla visione di una commissione di esperti. Io mi sono sentita lusingata ma anche un po’ imbarazzata…mi hanno spiegato che spesso reintelano gli originali, applicando cioè delle nuove tele, così che da dietro l’opera sembri realizzata adesso, mentre in realtà si tratta di un’originale che in questo modo finisce all’estero: un altro canale di perdita di opere d’arte.

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Cristina Sozio, retro del dipinto della Ragazza col turbante, copia da Jan Vermeer

Rm3xRM: Cristina se volessimo provare a sintetizzare il tuo lavoro in tre opere quali ci mostreresti? Ce le vuoi commentare?

C: Con piacere! La prima che vi mostro è una copia della Ragazza col turbante di Jan Vermeer. È un’opera che ho riprodotto più volte, ma non tantissime per non inflazionare e per non farla diventare una produzione seriale (a parte che poi ogni volta viene diversa!).
Non si sa chi fosse questa fanciulla, si è supposto fosse Griet, una delle cameriere del pittore, ma non si sa.

Rm3xRm: Si, questa è la versione raccontata nel celebre film La ragazza con l’orecchino di perla del regista Peter Webber, a sua volta ispirato al romanzo omonimo di Tracy Chevalier.

C: Si! Devo dirti però che conoscendo il quadro dal di dentro e poi avendo visto il film, che è bellissimo, sono rimasta un po’ delusa perché conoscendola da qua è un’altra storia!
Quest’opera mi piace perché la ragazza ha uno sguardo che non ha un’età artistica, è fuori da ogni tempo ed è contemporanea in ogni momento storico. Il nucleo del quadro non è l’orecchino, né gli occhi, ma lo sguardo.
Dal punto di vista tecnico è difficilissima da realizzare. Io la propongo nei corsi di pittura solamente agli allievi più talentuosi. Questo perché la pittura di Vermeer è fatta di tantissimi passaggi e sovrapposizioni, di piccoli tratti molto sottili. È una pittura tutta frammentata e questo genera l’effetto di luce vibrata. Tra l’altro non è facile riprodurre i pigmenti che usavano nei secoli addietro. Io ho provato in tutti i modi con il blu del turbante ma non ci si riesce. Probabilmente avrà usato la polvere di lapislazzuli che oggi non si trova facilmente…

Rm3xRm: Ci credo!

C: Quindi per copiare quest’opera devi capire da dentro la pittura di Vermeer, ottenendo poi qualcosa di ancora diverso: questo non è più il dipinto dell’artista, è una donna nata adesso ed è bellissima.

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Rm3xRm: Sono d’accordo! La seconda opera di cui ci vuoi parlare?

C: Prendiamo Modì. Questa è la copia del Nudo rosso di Amedeo Modigliani. Questo dipinto è stato battuto nel novembre del 2015 alla Sotheby’s di New York per 170 milioni di dollari. Ha dei colori splendidi ed una composizione fantastica perché il nudo forma una diagonale perfetta nel quadro. C’è equilibrio tra i colori e le forme distribuite. Modigliani prestava molta più attenzione alla resa dei corpi, soprattutto dei volti, piuttosto che agli sfondi. La pittura degli sfondi è sempre addormentata e sommaria mentre quando delinea i volti entra nel delicato, nel preciso. Soprattutto quando poi dipingeva Jeanne, la sua compagna di vita. Modigliani non ha mai dipinto Jeanne nuda, ha fatto tantissimi ritratti di lei, ma comunque sempre vestita.
Questo Nudo fa parte di una serie realizzata nel 1917 per la prima personale dell’artista, presso la galleria parigina di Berthe Weill. La mostra ebbe però vita breve perché i nudi, esposti nella vetrina della galleria, fecero scandalo e la mostra venne chiusa il giorno stesso dell’inaugurazione.

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Manifesto per la mostra personale di Modigliani tenutasi alla Galleria Berthe Weill nel 1917

Rm3xRm: Che cosa ti trasmette Modigliani? Perché lo scegli così spesso?

C: Io amo la malinconia di Modigliani, che era la sua. Gli occhi vuoti che spesso dipinge Modigliani non sono vuoti ma sono occhi espressivi che secondo me contengono tutti gli sguardi del mondo. Nulla e tutto come il nero: è il doppio che ritorna, insistentemente!
Io adoro Modigliani, è il mio autore preferito e amo questo quadro.

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Cristina Sozio, Nudo rosso, copia da Amedeo Modigliani

Rm3xRm: Qual è la terza opera che ci vuoi presentare?

C: Ora una mia opera. Io sono una pittrice figurativa, dipingo corpi, dipingo soprattutto volti. Questa opera si chiama L’attesa. L’attesa, che qui è simboleggiata dalla gravidanza, è in realtà un’attesa in generale. In questo dipinto tornano le centinaia di opere rifatte degli autori del passato. Torna tutto, il tratto pittorico, i colori per fare l’incarnato. Torna anche la pennellata tutta frammentata di Vermeer e di Rembrandt. Qui ci sono tante energie. Da ognuno ho colto qualcosa, rielaborando in temi nuovi che sentivo in quel momento.

Rm3xRm: Vedo una corona di spine. C’è anche una riflessione religiosa?

C: No, quella è la sofferenza della maternità. Una responsabilità portata con molto orgoglio con tutte le promesse di quello che sarà.

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C: Non so se hai notato ma in questo quadro torna Vermeer nello sguardo. Una curiosità tecnica: quando si dipinge uno sguardo viene da solo come deve venire, e tu quando l’hai impostato non riesci mai più in nessun modo a cambiarlo.

Rm3xRm: È vero! Ma perché succede questa cosa?

C: Perché così nasce e così rimane, non c’è modo di cambiarlo, non lo so, è proprio psicologico.

Rm3xRm: Conviene iniziare dagli occhi allora?

C: Io comincio dagli occhi, così hai qualcuno da guardare, e questa è una cosa molto bella.

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Sguardi

Rm3xRm: Qual è il senso, il fine della pittura per te Cristina?
C: Mi serve a comunicare, a condividere. La pittura è un’arte che ti porta molto dentro, è molto implosiva e introspettiva. Il fatto di aprirsi agli altri con la didattica e i laboratori è anche un desiderio mio di controbilanciare un’apertura verso il mondo perché la pittura ti porta ad isolarti. Non è come la musica dove tu creai e poi condividi, la pittura ti porta dentro e c’è rischio di perdere i collegamenti con il resto del mondo. E poi trasmettere agli altri, far vedere (e non guardare) il mondo della pittura da dentro.

Rm3xRm: Cristina grazie mille per questa bellissima conversazione! Torneremo a trovarti per scoprire le altre interessanti attività che si svolgono al Doppio Creativo, da dentro!
C: Grazie a voi, vi aspetto con piacere!

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La vetrina della galleria d’arte Il Doppio Creativo su via dei Banchi vecchi, 10
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