Caesar’s tales – 21 Gennaio, Sant’Agnese

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Di Vittoria Artico

Agnese nacque a Roma ed era bella, intelligente, posata, ma soprattutto sembrava molto più matura per la sua età. Aveva solo 13 anni, la bambina, quando, tornando da scuola, la vide il figlio del prefetto di Roma che si innamorò perdutamente di lei. Il ragazzò andò a riferire tutto alla famiglia che si precipitò a casa dei genitori di Agnese a chiedere la sua mano, offrendo gioielli preziosissimi. Agnese si rifiutò immediatamente: “Che sono queste porcherie pacchiane?! Ma davvero pensate che bastino queste cosucce per conquistarmi?!”. Il ragazzo allora si innamorò ancora di più della bambina che mostrava un carattere così forte e indomito e le propose doni ancora più ricchi, possedimenti terrieri, gemme preziose, ma niente Agnese continuò a rifiutarsi: “Mi spiace sono già sposata e resto fedele a mio marito, che già m’ha fatto doni preziosissimi, più preziosi di qualunque altra cosa”. Il figlio del prefetto di Roma si disperò talemente tanto che si ammalò e i medici riferirono tutto a suo padre Sinfronio, il quale inviò le proprie guardie a caccia del primo sposo di Agnese, ma non lo riuscirono a trovare. “Sciocchi! Non abita qui!” disse Agnese, “Prefetto, io sono sposata con Cristo!”.

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“Pazza, eretica! Strega! Sia sottoposta a giudizio immediatamente” rispose il prefetto, che la fece convocare in tribunale. Sinfronio provò con le lusinghe, ma niente. Allora passò alle maniere forti e la minacciò di torturarla, ma Agnese se la rideva “Ma smettetela! Non mi fate paura, siete un pallone gonfiato!”. Sinfronio non ci vide più dalla rabbia: ma come si permetteva quella ragazzina di insultarlo cosi?! “Come osi prenderti gioco di me? Che Agnese sia spogliata nuda e rinchiusa in un lupanare! Adesso ti faccio vedere io quanto dura la tua preziosa verginità!” E così fu, ma nessuno osò toccarla, se non il figlio del prefetto che avendo saputo la notizia decise di vendicarsi, ma appena provò a toccarla cadde morto sul colpo. Sinfronio disperato cominciò a piangere il figlio: “Strega! Che gli hai fatto?! Povero figlio mio!”. Agnese era buona, anche troppo, lo era sempre stata e poi insomma non era proprio il caso di compiere un omicidio. Impietosita pregò affinchè il ragazzo resuscitasse e così accadde. Sinfronio le doveva la vita del figlio, quindi non potè più giudicarla nuovamente in tribunale, ma il popolo e i sacerdoti pagani la ritenevano un’eretica quindi andava condannata. Elesse allora un vicario, Aspasio, che, stufo di tutta questa storia, non ci pensò due volte: “Datele fuoco e basta, questa storia ha da finire.” Fu allestito un rogo, ma le fiamme non la bruciarono e il popolo rimase esterrefatto “E’ una magia! È malefica, dobbiamo ucciderla”. Aspasio non ne poteva davvero più: “ Ma guarda tu che tocca fare per uccidere una ragazzina… ok, ultima chance: sgozzatela!”. E da questa condanna proprio non si salvò, fu uccisa come un capretto e per questo ancora la si rappresenta con un agnello in braccio. La sua testa è conservata nella basilica di Sant’Agnese in Agone, mentre il suo corpo nella catacomba presso la basilica di Sant’Agnese fuori le mura. In fondo poi tutto il popolo romano si dispiacque, perché era solo una bambina a cui comunque riconobbero una grande tenacia.

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