Due Giornate di Arte e Cultura

Roma non smette mai di stupirci.
Davvero ricco e interessante il calendario degli eventi culturali dei giorni scorsi. RomaTrePerRoma è andata a curiosare per voi ed ha il piacere di presentarvi un breve riepilogo di due giornate eccezionalmente importanti per gli studi di Storia dell’Arte Moderna. Si tratta della presentazione degli Atti del convegno “Maratti e l’Europa” e l’intensa giornata di studio “La Roma di Raffaele Riario tra XV e XVI secolo: cultura antiquaria e cantieri decorativi”.
La parola alle inviate speciali di RomaTrePerRoma: Francesca Iozia e Iole Esposito!

Maratti e l’Europa

Quale miglior luogo per presentare gli Atti del Convegno Internazionale su Carlo Maratti se non la Sala della Clemenza di Palazzo Altieri a Roma?

Siamo tornati, dopo appena due anni, in questo luogo meraviglioso, residenza della famiglia del papa Clemente X (1670-1676) e oggi sede dell’Associazione Bancaria Italiana, ad ammirare la volta della Sala dell’Udienza in cui Maratti realizzò tra 1673-1675 un vero capolavoro: Il Trionfo della Clemenza.

Ma facciamo un passo indietro ricordando come furono organizzate le due giornate del convegno, frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi di Roma Tre, l’Università degli Studi di Tor Vergata e l’Università di Vienna. Le giornate dell’ 11 e del 12 novembre del 2013 (anno del terzo centenario della morte dell’artista), tenutesi la prima in Palazzo Altieri e la seconda presso l’Accademia di San Luca di Roma, presentarono al pubblico i risultati di lunghi anni di lavoro e ricerca da parte di studiosi di fama internazionale, specialisti della cultura artistica del Seicento a Roma. Oltre agli interessanti interventi dei relatori, le giornate offrirono ai numerosi presenti la possibilità di poter partecipare gratuitamente a delle visite guidate davvero esclusive. Infatti l’11 novembre, in via del tutto speciale, palazzo Altieri aprì le porte delle proprie sale agli invitati, i quali poterono ammirare opere solitamente inaccessibili come i meravigliosi stucchi attribuiti a maestranze altamente qualificate dirette da Carlo Maratti, la Sala con Apoteosi di Romolo di Domenico Maria Canuti, e la Sala Rossa con affreschi di Niccolò Berrettoni.
Il 12 novembre fu la volta dell’Accademia di San Luca che, tra gli interventi della mattina e quelli del pomeriggio, propose una splendida visita guidata alla mostra dal titolo I ritratti dei Santi artisti: una regia di Carlo Maratti per l’Accademia di San Luca. La mostra, curata dalle dottoresse Marica Marzinotto, Stefania Ventra e Valeria Rotili, esponeva un nucleo di dodici ritratti di beati e santi artisti, restaurati per l’occasione, realizzato dalla bottega di Maratti, sotto la sua supervisione, e da lui donati al momento della sua elezione a Principe perpetuo dell’istituzione accademica nel 1700.
Dunque davvero giornate intense e ricche di spunti!
Durante la presentazione degli Atti lo scorso mercoledì 27 gennaio, i partecipanti al tavolo del dibattito hanno ricordato i saggi dei relatori che con le loro ricerche hanno indagato molti aspetti della vita, delle opere e dei rapporti del pittore con l’ambiente artistico e culturale del suo tempo, gettando nuova luce su quello che già Giovan Pietro Bellori considerava un eccellente pittore tanto da “non poter contener la penna” includendolo eccezionalmente nelle sue Vite de’pittori scutori e architetti moderni, nonostante l’artista non fosse ancora passato a miglior vita.
Per citare solo alcuni tra i saggi pubblicati in volume, si possono ricordare l’intervento di Ann Sutherland Harris sul rapporto duraturo che legò Andrea Sacchi e Maratti; quello di Silvia Ginzburg che ha analizzato i caratteri della scuola romana in Maratti e Bellori; l’intervento di Jennifer Montagu sul rapporto di Maratti con gli scultori del suo tempo; lo studio di Simonetta Prosperi Valenti Rodinò sulla produzione grafica del maestro; l’analisi di Sabrina Leps dell’affresco della Clemenza in Palazzo Altieri, il cui complesso programma iconografico ideato da Bellori fu realizzato solo in parte; infine un’interessante serie di contributi che hanno approfondito la fortuna di Maratti tra gli stranieri a Roma e all’Estero: Stella Rudolph, Manuela B. Mena Marqués, Stéphane Loire, Ursula Verena Fischer Pace, Carel van Tuyll van Serooskerken.
La giornata di presentazione di questo importante testo è stata piacevolmente conclusa da un concerto di musica antica in cui la voce del soprano Anna De Martini si è fusa in perfetta armonia con il flauto dolce e le percussioni di Antonio Addamiano e il suono della tiorba di Simone Colavecchi: il degno finale di un’esperienza ricca ed emozionante.

Francesca Iozia

 

La Roma di Raffaele Riario tra XV e XVI secolo: cultura antiquaria e cantieri decorativi

Il giorno 2 febbraio 2016 si è tenuto un altro importante appuntamento che ha visto come protagonista la figura del Cardinale Riario in una giornata di studi dal titolo “La Roma di Raffaele Riario tra XV e XVI secolo: cultura antiquaria e cantieri decorativi” a cura di Giorgio Leone, Luca Pezzuto e Alessandro Cosma.

Nella splendida cornice della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma in Palazzo Corsini si è voluto rendere omaggio alla figura del Cardinale Raffaele Riario, uno tra i personaggi più influenti nella Roma del XV secolo la cui antica fama è andata poi perdendosi nel tempo. Riario, originario di Savona, venne creato cardinale nel 1477 da papa Sisto IV, al quale fu carissimo, anche per la stretta collaborazione “politica”, come quando si trovò, nel 1478, a Firenze in casa dei Pazzi all’epoca della famosa Congiura. Imprigionato, fu poi rilasciato perché risultò del tutto estraneo alla vicenda. La fortuna favorì Raffaele Riario anche durante il pontificato di Innocenzo VIII, alla cui elezione contribuì, ma lui e i parenti furono poi perseguitati da Papa Alessandro VI, che li fece spogliare dei Principati da Cesare Borgia. Il Cardinale, costretto a rifugiarsi in Francia, ritornò a Roma alla morte di Alessandro VI, dove prese parte alle elezioni successive di Pio III, Giulio II e Leone X. Sotto il pontificato di quest’ ultimo la sua fama crebbe ed il suo palazzo in via della Lungara (attuale sede della Galleria Corsini) divenne sede del cenacolo intellettuale ed artistico più importante del tempo. Negli ultimi anni del pontificato il Cardinal Riario decise di stabilirsi a Napoli, dove morì il 9 luglio 1521, poco dopo essere stato nominato vescovo di Ostia, vicino a Roma.

Il Cardinale fece costruire il suo palazzo lungo le rive del Tevere e si occupò personalmente dei lavori di edificazione e delle scelte in campo artistico per l’apparato decorativo che decise di affidare ad uno dei principali artisti dell’epoca, il bolognese Jacopo Ripanda. Al Ripanda il Cardinale chiese anche numerosa copie delle opere antiche e la sua vena collezionistica lo portò a costituire una ricchissima collezione di originali greci e romani e a scelte azzardate, come quando tentò di accaparrarsi il gruppo del Laocoonte a spese del Pontefice Giulio II. Un uomo colto e caparbio, tentò di conquistarsi una posizione di rilievo nella Roma di inizio Cinquecento ma la fortuna non lo accompagnò in questo. Riario si trovò infatti a vivere in un delicato momento di passaggio nella storia intellettuale, artistica e culturale del tempo. All’inizio del XVI secolo si stavano infatti ponendo le basi di una nuova cultura moderna, caratterizzata da un divario tra la vecchia cultura antiquaria e una moderna visione dell’antico che prenderà piede e si consoliderà nel corso del secolo. Riario scelse Ripanda come artista di corte, mentre negli stessi anni i Pontefici Giulio II e Leone X sceglievano per loro artisti come Raffaello e Michelangelo i quali, imbevuti della nuova cultura, accolta a Firenze da Lorenzo De Medici e dalla sua corte nel “giardino di San Marco”, riuscirono a trasformare l’ormai superata visione quattrocentesca a favore di un ritorno dell’antico nella sua forma originaria, senza quelle superfetazioni che lo avevano tenuto nascosto nei secoli.

Risulta oggi difficile ricostruire le vicende che videro protagonista il Cardinale e la sua figura rimane ancora avvolta in un alone di mistero, così come quella di Jacopo Ripanda, artista che condivise con Riario una fortuna avversa. Ripanda era originario di Bologna e solo ultimamente gli studi hanno potuto chiarire alcuni aspetti della sua vita e delle vicende artistiche che lo videro protagonista nella Roma di inizio secolo, ma molto ancora rimane sconosciuto. Fu senza dubbio la passione antiquaria di Ripanda che lo portò a stringere un forte sodalizio con il Cardinal Riario. Come consulente antiquario Jacopo era ancora legato alla cultura quattrocentesca e le sue scelte in campo artistico riflettono la sua visione dell’antico. E’ forse questo il motivo per cui molti dei suoi lavori vennero in pochi anni distrutti poiché non riconosciuti in linea con i gusti dell’epoca, un esempio per tutti è il meraviglioso ciclo capitolino che scomparve in buona parte con i rifacimenti degli affreschi affidati al Cavalier D’Arpino. Oggi è un peccato pensare che la figura di un artista come Ripanda, legato all’arte così tanto da calarsi con un cesto lungo la Colonna Traiana per trarne in disegno ogni più piccolo particolare, sia sconosciuta e poco studiata.

Nell’epoca della “nuova maniera” tra i grandi rinnovamenti in campo culturale e artistico Il Cardinale e Ripanda furono quindi protagonisti di una damnatio memoriae da parte di una cultura che guardava al nuovo ed al futuro, senza preoccuparsi di salvaguardare l’antico, anche quando questo aveva il gusto di qualcosa di antiquato e ormai superato.

Iole Esposito

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