L’Arte Altrove – notizie e recensioni dagli amanti d’arte in viaggio

Royal Academy of Arts – Ai Weiwei (19 Settembre – 13 Dicembre 2015)

Passeggiando per le vie di Londra la scorsa settimana, mi sono imbattuta in Ai Weiwei, uno dei maggiori artisti contemporanei. Noto per il suo attivismo politico e per le sue opere spiccatamente critiche nei confronti dell’attuale governo cinese, l’artista è stato più volte al centro dell’attenzione: il suo blog è stato forzatamente chiuso nel 2009; il suo studio è stato distrutto dal governo cinese nel Gennaio 2011 e poco dopo è stato arrestato e trattenuto dalle autorità cinesi. A lungo privato del passaporto e costretto a vivere sotto sorveglianza fino a Luglio 2015, è sempre rimasto attivo, utilizzando soprattutto Instagram (https://instagram.com/aiww/) come piattaforma di dialogo con il mondo.

La mostra

L’esposizione è articolata in undici sale che presentano per lo più grandi installazioni. Ciò che colpisce di più è la straordinaria varietà di materiali utilizzati: oggetti comuni che vengono stravolti per trasformarsi in altro, denunce lucide e chiare, senza peli sulla lingua.

Come “Straight” (2008 – 2012), gigantesca installazione costruita con barre in acciaio ribattute. Ma ecco che si va oltre l’apparenza: le barre utilizzate sono quelle degli edifici crollati durante il terremoto del Sichuan (2008), in cui persero la vita migliaia di persone – tra cui moltissimi studenti. A rimarcare ancora di più questa denuncia è la presenza, sulle pareti della sala, di giganteschi pannelli con i nomi e l’età di alcuni (tremila) degli studenti che tragicamente persero la vita in quel terremoto.

Non meno forte è l’opera “Souvenir from Shanghai” (2012). Essa si presenta come un blocco costituito da frammenti di mattoni e legno, ma ancora una volta nulla è solo ciò che sembra: i mattoni sono ciò che rimane dello studio di Ai Weiwei distrutto dalle autorità nel 2011, mentre le bellissime cornici in legno provengono dai resti di alcuni templi cinesi.

Souvenir from Shanghai, 2012

La critica di Ai Weiwei però è ancora più profonda: non si tratta solo di una critica politica, ma anche di una critica generale ai valori comuni. Ad esempio: qual è il reale valore di un oggetto? In fondo, siamo noi a dare valore a ciò che ci circonda e a creare un determinato significato. La risposta dell’artista è chiara: la dissacrazione stessa dell’arte. Un vaso antico non è altro che un vaso, da qui nasce l’opera “Coloured Vases” (2015): dodici vasi della Dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) e quattro vasi neolitici (5000 – 3000 a.C.) spiccano al centro della sala con i colori sgargianti delle moderne pitture industriali. E sullo sfondo, i frame del famoso gesto di Ai Weiwei nell’atto di distruggere antichi vasi cinesi.

Coloured Vases, 2015
Coca-Cola Vase
Coca-Cola Vase

Sulla stessa lunghezza d’onda è l’opera “Dust to dust” (2009), nient’altro che una libreria piena di barattoli ben chiusi e pieni di “terra”. Ma di nuovo nulla è ciò che sembra: i barattoli contengono la polvere di vasi antichi distrutti dall’artista – per quanto permangono dubbi sull’effettiva distruzione di questi reperti.

Dust to dust, 2009

Si esce un po’ turbati dalla mostra. Questo tipo di denuncia può essere Arte? Oppure siamo noi che diamo a degli oggetti qualunque un valore altro, dimenticando persino che si tratta originariamente di semplici oggetti?

Lucrezia C.

Il sito dell’esposizione: https://www.royalacademy.org.uk/exhibition/ai-weiwei con le foto di alcune delle opere esposte.

Per notizie su Ai Weiwei, https://it.wikipedia.org/wiki/Ai_Weiwei ma soprattutto è consigliato il film documentario “Never Sorry” ( http://aiweiweineversorry.com/ ).

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